La religione del calcio

Anche durante i campionati europei di calcio EURO2020, di cui domani sera si disputerà la partita finale, è emerso come esistano tutta una serie di riti e cerimonie all'interno del mondo del calcio che lo accomunano alla religione. Una religione laica ma non meno professata e con meno fedeli. Ad orari fissi e regolari, milioni di seguaci si sono posizionati davanti al televisore, non solo per assistere, ma per partecipare, nel vero e proprio senso del termine, alla celebrazione, con i canti e con il tifo. Una celebrazione praticata da ventitré officianti su un altare d'erba e scandita da pratiche, tempi e regole che ogni osservante conosce e segue, alzandosi e sedendosi negli stessi momenti e cantando in coro. Ancora una volta gli stadi si sono configurati, così, come i luoghi in cui si compiono i grandi rituali moderni.

EDB ripubblica Football di Marc Augé

Nel 2016, in occasione dei precedenti europei di calcio, le Edizioni Dehoniane di Bologna (EDB) hanno ripubblicato in Italia un piccolo volume del 1982 (altra data, per noi, calcisticamente significativa...) di Marc Augé, etnologo e antropologo francese, dall'eloquente titolo: Football: il calcio come fenomeno religioso.

La tesi che pervade il saggio è che il calcio funziona come fenomeno religioso in quanto una celebrazione calcistica coinvolge una massa di persone, diverse tra loro e che non si conoscono, ma che si riconoscono nella ritualità della partita. Tutti i partecipanti sono uniti tra di loro da un sentire comune. Proprio questo rapporto tra il singolo e la comunità è molto vicino a quello che si vive durante una celebrazione religiosa. Non è un caso, quindi, che esistano molti parallelismi tra calcio e religione. Basti pensare al fatto che si parla di “fede” calcistica per esprimere la propria appartenenza ad un congregazione sportiva. Oppure agli altari immolati ai calciatori che hanno fatto la storia del calcio, idolatrati come divinità, come quelli che sorgono spontaneamente a Napoli e in Argentina in onore a Maradona, ancora più ora a seguito della sua scomparsa. O, ancora, a tutti i gesti che si compiono sul campo da calcio strettamente attinti dal mondo del cristianesimo: segni della croce, preghiere, genuflessioni che precedono il tiro di un rigore o l'entrata in campo.

I rischi del calcio come religione moderna

Per Augé la consacrazione del calcio come rituale religioso moderno si accompagna, però, ad una constatazione per certi versi preoccupante. Nella società attuale, l'uomo tende a costruire il senso della propria esistenza giorno dopo giorno, senza guardare ad un fine ultimo che spinga l'orizzonte più in là. Il rituale religioso, che da sempre ha la funzione di garantire la ragione di questo fine e di alimentare nei fedeli il senso di un attesa, potrebbe in questo modo far intendere che il senso delle nostre vite possa essere cercato e compiuto nell'arco di una partita di calcio o di un campionato.

L'auspicio è che si possa godere, soffrire ed esultare di una bella partita, come speriamo sia quella di domani sera in cui anche noi ci uniremo a tifare gli Azzurri, senza che in quei 90 minuti si esaurisca il senso del nostro vivere.