I libri biblici di Rut, Ester e Giuditta mettono in evidenza tre figure paradigmatiche della condizione di sofferenza di tanta umanità di oggi: che cosa hanno da dire queste eroine al nostro tempo? Come si esprime l'attualità delle loro figure? Lo abbiamo chiesto a Francesca Cocchini, docente di Storia del cristianesimo e relatrice unica al 39° Convegno della rivista pubblicata da EDB Parola Spirito e Vita, svoltosi a Camaldoli dal 28 giugno al 2 luglio 2021.

Il mistero di Dio nella vicenda umana

«Qual è il significato profondo dei libri biblici di Rut, Ester e Giuditta? Essi non narrano vicende storiche, ma appartengono a quel genere sapienziale che mette al centro una problematica umana, al quale il credente vuole dare risposta alla luce della sua fede: attraverso la riflessione su una determinata situazione, egli si interroga quindi nella sua fede e cerca di scoprire il mistero di Dio.

In questi tre libri il mistero di Dio emerge da un continuo richiamare due momenti fondanti della storia biblica e del popolo ebraico, due momenti fondanti della fede vissuta come risposta al dono di Dio: la vocazione di Abramo e l'Esodo.

La vocazione di Abramo e l’Esodo, momenti fondanti della storia ebraica

La vocazione di Abramo fa scoprire che Dio sceglie le realtà più deboli e insignificanti per realizzare il suo progetto, che è universale. Sceglie Abramo e Sara, che sono vecchi e sterili, per realizzare la profezia: "Tu sarai padre di tutti i popoli". È la scelta del piccolo e del povero, che attraverserà tutta la Bibbia e che raggiungerà il massimo nel momento della morte di Gesù, il momento della più radicale povertà, da cui ha luogo la resurrezione. Dal piccolo Dio sa trarre il grande.

L'Esodo che cosa rivela di Dio? Rivela un Dio che libera dalla schiavitù e libera tutte le potenzialità che l'uomo ha e di cui non è neppure a conoscenza. In fondo il dono della Legge, che è la meta dell'Esodo insieme al raggiungimento della Terra promessa, il dono dell'Alleanza che Dio fa con il popolo, quel Decalogo che conosciamo tutti, inizia con un versetto che purtroppo non viene sottolineato abbastanza ma che sta a fondamento del Decalogo stesso: "Io sono il Dio che ti ha fatto uscire dalla terra d'Egitto, dalla condizione di schiavitù”. Dio fa uscire dalle schiavitù e libera le potenzialità, è come se dicesse all’uomo: “Se io ti ho fatto uscire dal paese della schiavitù, allora tu puoi adorare solo me, tu puoi non rubare, tu puoi non uccidere, tu puoi non desiderare, tu puoi”. I comandamenti sono rivelazione di quelle potenzialità che il popolo, diventato popolo di Dio, ormai ha perché vive l'alleanza con Dio che lo ha liberato dai suoi limiti.

La vicenda di Abramo e la vicenda dell'Esodo costituiscono lo sfondo su cui vengono costruite le storie in questi tre libri della Bibbia: Rut, Ester e Giuditta.

La preghiera nell’Antico Testamento: fare memoria

Nella Bibbia, in particolare nei libri di Rut, Ester e Giuditta, è molto presente il tema della preghiera, che ha elementi paradigmatici esemplari per l’esperienza del pregare; è una preghiera dove prima di tutto il credente ricorda a Dio il suo essere, perde un po' di tempo a dire a Dio chi è: con la formula "Ricordati che tu sei..." si fa memoria a Dio di quello che Dio è, quindi di quello che egli ha fatto e fa nella storia. “Se tu sei così e hai sempre agito così, allora sii fedele a te stesso”: in queste preghiere vi è anche una grande ricapitolazione di tutta la storia passata, che serve come memoria per Dio ma soprattutto serve per infondere all'essere umano, che si vuole rapportare con Dio, tutta la fiducia, la forza e la garanzia di un successo, perché si fonda non sulle proprie forze ma su quello che Dio fa nella storia.

Sebbene questi libri non parlino di vicende realmente accadute ma contengano narrazioni che fanno parte della tradizione e della cultura del popolo ebraico, essi comunicano cosa Dio fa nella storia, perché il dio biblico, il dio della fede ebraico-cristiana, è un dio che si rivela attraverso il suo agire nella storia.

Leggere la Scrittura attraverso la Scrittura

Questi elementi del testo sacro si ricavano attraverso un metodo di lettura che interpreta la Scrittura con la Scrittura, qui facilitata perché nei libri di Rut, Ester e Giuditta troviamo appunto una ricapitolazione della Scrittura. Questo metodo consente prima di tutto di entrare il più possibile nell’intenzione dell'autore: è un metodo che richiede la conoscenza testuale e filologica della Bibbia, ma è anche un metodo che permette al lettore-interprete di far crescere quella Parola dentro di sé, alla luce delle esperienze che egli vive nella sua esistenza.

Infatti un grande principio degli autori cristiani antichi, in particolare Agostino ripreso da Gregorio Magno, è che la Parola di Dio cresce con chi la legge, perché è una parola capace di dire qualcosa in ogni momento della storia, di continuare a esprimere, ma questa continuazione rivelativa ha bisogno di un lettore in grado di avvicinare il testo alle situazioni nuove che via via si presentano all'umanità.

L’attualità della Bibbia: la crisi alla luce della storia

Siccome i libri biblici di Rut, Ester e Giuditta parlano di momenti di forte crisi, personale e di popolo, essi parlano anche alla nostra epoca, così segnata da una crisi particolare, un fatto quasi inedito, un segno dei tempi. La pandemia è un dramma che ha colpito tutto il pianeta, tutte le classi sociali, le comunità, le culture, le lingue, le tradizioni, è una crisi globale, qualcosa che storicamente non si è quasi mai verificato in forma così estrema e universale. È una crisi nuova che come tale obbliga i credenti a leggerla alla luce di tutta la storia. Non per arrivare a dire che Dio punisce mandando tragedie, però se c'è un dramma esso è frutto di una manipolazione negativa che l'umanità ha fatto su se stessa e sul pianeta.

Allora in questo senso diventa pedagogico usare e leggere questa crisi: pedagogico da parte di Dio, che non ce l'ha mandata ma ci permette di viverci dentro, aiutandoci a leggerla per comprendere qual è la nostra responsabilità sulla storia.

L’agire di Dio insieme con l’umanità

I tre libri biblici di Rut, Ester e Giuditta aiutano a capire (soprattutto Giuditta lo mette in evidenza) che nella storia Dio non agisce da solo, Dio agisce sempre in sinergia con l'umanità.

Dio e l'uomo lavorano insieme. Certamente Dio ha l'iniziativa, Dio fa la parte più grande, ma non può agire se non trova un essere umano, una persona o un popolo, un evento o una cultura, che si rende disponibile come strumento intelligente, non passivo, e collabora conoscendo qual è il piano di Dio. Dio vuole che tutta la storia raggiunga quello che Paolo dirà “un Dio tutto in tutte le cose”, una collaborazione a quel piano di Dio che negli scritti del Nuovo Testamento troviamo ben indicato: Dio vuole che tutti si salvino e giungano alla pienezza della verità, questa è la volontà di Dio».

Francesca Cocchini