Il nuovo volume EDB Sinodalità. Istruzioni per l'uso, a cura di Alberto Melloni, vede la luce alle soglie del cammino sinodale 2021-2023, a cui papa Francesco darà il via domenica 10 ottobre.

Il tema del sinodo è: Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione. Per papa Francesco, "il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio". La scommessa di questo vero e proprio "sinodo sulla sinodalità" è che la Chiesa impari come si cammina insieme... camminando insieme. Un percorso biennale, che si svolgerà a partire dalle singole diocesi, procedendo poi per successive confluenze. Un’innovazione per la quale "è stata decisiva l’esperienza dei sinodi del 2014 e del 2015... durante i quali si è andata sviluppando una prassi sinodale che oggi trova una formulazione stabile".

Il logo del percorso sinodale 2021-2023

Tutto bene, quindi?

Non è detto: per lo storico della Chiesa Alberto Melloni, nella Chiesa cattolica l'esperienza del sinodo si è storicamente ridotta - a livello sia locale sia universale -  a una "ritualità consultativa". Non è scontato che ciò sia destinato a rimanere un ricordo del passato. Rimane il rischio di "una celebrazione di assemblee di quadri rivestite dalla dignità formale di sinodi, ma di fatto basate su una mera adesione estrinseca agli ordini del papa, e dunque incapaci di toccare i nodi veri della vita di fede".

Secondo Melloni, la sfida è grande: "dalla… tenuta spirituale e intellettuale" di questo processo "dipenderà molto del futuro delle Chiese locali e della Chiesa cattolico-romana nel suo insieme". È in gioco l’eredità del Concilio Vaticano II, la sua capacità di aprire il passaggio - per usare un'espressione di Joseph Doré - "da una Chiesa che riunisce concili a una Chiesa che vive conciliarmente".

Per questo Alberto Melloni ha voluto raccogliere in questo nuovo volume EDB una serie di voci - di diversa provenienza - attorno a una semplice constatazione: "la sinodalità è una prassi di cui si può fare uso". E offrire a tale proposito "alcune istruzioni".

Il sinodo: elaborare un consenso
mediante l’opera dello Spirito

Del resto, come scrive il teologo Giuseppe Ruggeri, se "la sinodalità è una categoria astratta... il sinodo/concilio invece è un evento preciso, storicamente determinato". Con una costante: "i sinodi sono stati celebrati per elaborare un consenso nella Chiesa". E "l’accordo (o in termini greci: la sinfonia) è … un effetto della presenza del Cristo che opera mediante il suo Spirito". Ciò rende evidente, da un lato, la "natura liturgica dell’evento sinodale"; dall’altro convalida l’idea del sinodo come repraesentatio Ecclesiae.

Non per nulla il teologo Severino Dianich - con particolare riferimento alla partecipazione dei fedeli laici - sottolinea la necessità di "superare l’attuale impoverimento della dinamica ecclesiale, dovuto alla mancanza di sinodalità che non permette la confluenza nelle decisioni della Chiesa della ricchezza di 'esperienze e competenze' presente nel corpo cristiano e che non è solo ricchezza umana, ma dovizia della grazia dello Spirito Santo".

Sinodalità: l'ascolto come stile

Il contributo del cardinale Marcello Semeraro si sofferma sul concetto di "stile sinodale", definendo la sinodalità come "la forma esteriore che nella vita della Chiesa e nello stile di un cristiano assume il mistero della communio". Semeraro si ispira esplicitamente al concetto di "Cristianesimo come stile" del teologo Cristoph Theobald. Molto opportunamente, pertanto, a tale contributo segue lo scritto in cui Theobald stesso delinea i temi essenziali per "una riforma che corrisponda al 'cambiamento d’epoca' al quale assistiamo e che porti a inventare un nuovo stile di vita cristiana nel mondo contemporaneo e una nuova maniera di esservi presenti".

Semeraro introduce anche il tema dell’ascolto (Papa Francesco: "una Chiesa sinodale è una Chiesa dell’ascolto"), poi ripreso dal teologo irlandese Declan Marmion. Costui sottolinea che "la sinodalità deve impegnare la Chiesa in un reale ascolto di tutti i suoi membri"; in particolare, "se i processi sinodali aspirano a una consultazione del popolo cristiano più ampia possibile, allora è necessario che provino a sintonizzarsi con il senso della fede che è proprio non solo dei battezzati impegnati nella Chiesa, ma anche di coloro che ne sono alla periferia". Tra essi vi sono "i poveri, coloro che hanno un atteggiamento ambivalente o di dissenso nei confronti dell’insegnamento della Chiesa, i separati e i divorziati, le persone LGBTQ+". Senza dimenticare la "questione del ruolo e della partecipazione delle donne nella vita della Chiesa".

Il teologo e giornalista Antonio Spadaro e il teologo argentino Carlos María Galli riassumono le novità presenti nel documento della Commissione teologica internazionale La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa e nella costituzione apostolica di papa Francesco Episcopalis communio, che traduce in norma "tutti i passaggi del cammino di una Chiesa costitutivamente sinodale", sulla base del principio: "Popolo fedele, Collegio episcopale, Vescovo di Roma: l’uno in ascolto degli altri; e tutti in ascolto dello Spirito Santo".

L’ultimo contributo è un intervento del 2003 del compianto storico Giuseppe Alberigo, dedicato a "Conciliarità e sinodalità". In esso si osservava che il Sinodo dei vescovi, "malgrado parecchi limiti segnalati da più parti… ha confermato la convinzione che un’assemblea dell’episcopato universale cattolico, rappresentativa delle molteplici ricchezze delle comunità locali e dotata di autorità deliberante, sia sempre più necessaria". E se ne delineavano i tratti.

Per un nuovo cammino della Chiesa

Tra i vari contributi del volume si osservano facilmente una forte e significativa convergenza, nonché un’insistenza concorde su alcuni temi, ma anche una certa tensione dinamica. Non è forse anche questo un esempio di quell’unità nella diversità che è compresa nel concetto sinodale di "sinfonia"?

Sulle soglie del cammino ecclesiale da intraprendere - e non solo del percorso sinodale imminente, che almeno nelle intenzioni ne costituisce l’inizio - ci piace citare, con Ruggeri, un brano della preghiera Adsumus che "apre tradizionalmente le assemblee sinodali della Chiesa latina", e che venne utilizzata, da ultimo, durante il Concilio Vaticano II:

"Siamo qui, Signore Spirito Santo,
trattenuti dall’enormità del nostro peccato,
ma riuniti in maniera speciale nel tuo nome:
vieni, renditi tu presente a noi;
degnati di penetrare nei nostri cuori;
insegnaci cosa fare;
mostra dove incamminarci;
opera tu ciò che dobbiamo fare.
Sii tu solo l’ispiratore
e l’autore dei nostri giudizi".