Come è cambiata la Chiesa dopo il Vaticano II?

La solennità dei santi Pietro e Paolo apostoli, che si celebra il 29 giugno, è particolarmente legata alla sede pontificia. Non a caso in questa data è festa in Vaticano, mentre nelle chiese di tutto il mondo il si raccolgono le offerte dell’Obolo di san Pietro, per sostenere la carità del vescovo di Roma. Dal tempo di san Pietro lungo i secoli, l’istituto del papato ha subito alterne vicende e importanti evoluzioni. Ma nella nostra epoca è indelebilmente segnato dall’evento del concilio Vaticano II. Ce lo racconta Gian Franco Svidercoschi nel suo libro Un Concilio e sei papi. Vi racconto sessant’anni di Chiesa, pubblicato dalla casa editrice EDB (Edizioni Dehoniane Bologna).

Vaticanista di lungo corso, Gian Franco Svidercoschi è un testimone d’eccezione: egli ha seguito da vicino ben sei pontefici, partendo da giornalista dell’agenzia ANSA, fino a divenire vicedirettore del quotidiano del papa, L’Osservatore Romano.

L’audacia profetica di Giovanni XXIII e la “rivoluzione” del concilio Vaticano II

L’autore descrive il concilio ecumenico indetto da Giovanni XXIII, dopo neppure tre mesi dalla sua elezione, come un processo di profondo rinnovamento: «La Chiesa riprese coscienza della propria natura e della propria missione. Varò la riforma liturgica, rivide i metodi pastorali. Ripensò i rapporti con le altre Chiese cristiane e le altre religioni, specie l’ebraismo. Cambiò atteggiamento verso il mondo moderno non più giudicato con una ostilità preconcetta. Quasi una rivoluzione!».

Dopo il Concilio, niente nella Chiesa è più come prima

C’era bisogno di ammodernamento, ma l’annuncio dell’indizione del Concilio, il 25 gennaio 1959, suscitò nel mondo cattolico soprattutto inquietudini e perplessità, racconta Svidercoschi. Però la gente comune cominciò presto a chiamare Angelo Giuseppe Roncalli "il papa buono". E la Chiesa cattolica ritrovò a livello mondiale un ascolto che da tempo non aveva più. Così, scoppiata la crisi dei missili di Cuba, l’appello del pontefice permise a USA e URSS di fermarsi in tempo, di riprendere il dialogo evitando una nuova guerra.
Il racconto dell’avvio del Concilio, del cambio di alcune procedure, della ventata d’aria fresca che investì la Chiesa risulta in questo libro affascinante: lo stile fresco e coinvolgente di Svidercoschi ci accompagna ad origliare con lui nascosto dentro al confessionale, quella volta che non riuscì a uscire in tempo dalla basilica di San Pietro…

Se Giovanni XXIII fu l’architetto del concilio, Paolo VI ne fu il costruttore. Da autentico riformatore rinunciò alla tiara e, da vero "apostolo delle genti" fu il primo papa a salire su un aereo.

Dopo di lui arrivò Giovanni Paolo I, che in soli 33 giorni inaugurò una nuova maniera di fare il papa, ricorrendo alla sua grande esperienza di catechista.
Una svolta epocale sarebbe uscita dal nuovo conclave: dopo quattro secoli e mezzo veniva eletto un pontefice non italiano. Con Giovanni Paolo II le "prime volte" si moltiplicarono: il papa in una sinagoga, lo "spirito di Assisi", le preghiere ecumeniche e con esponenti di altre religioni, le Giornate mondiali della gioventù, i mea culpa del Grande Giubileo del 2000. E come parlare di papa Wojtyla senza ricordare l’attentato del 13 maggio 1981?

Siamo così ai giorni nostri in cui il papa emerito Benedetto XVI è ancora vivente e accanto a lui regna Francesco. Ancora cardinale, Ratzinger aveva denunciato apertamente la sporcizia presente nella Chiesa, in occasione della riflessione alla Via crucis al Colosseo, mentre Giovanni Paolo era gravemente ammalato. Di lì a poco sarebbe esploso lo scandalo dei preti pedofili. Il lavoro di "ripulitura" della Chiesa avviato con vigore dal card. Ratzinger, divenuto Benedetto XVI, non poteva rallentare a motivo della sua "ingravescente aetate": ritenendo che l’età avanzata non gli concedesse più di esercitare in modo adeguato il ministero petrino, il papa rinuncia. Il suo gesto coraggioso segnerà di certo anche i pontificati futuri.

Infine, abbiamo ancora sotto gli occhi Francesco, che, nel venerdì santo 2020, in una piazza san Pietro vuota, sotto la pioggia, prende sulle sue spalle l’intera umanità colpita dalla pandemia. Sono 60 anni di Chiesa, quelli che Gian Franco Svidercoschi ci racconta nel suo Un Concilio e sei papi, edito da EDB (Edizioni Dehoniane Bologna): 60 anni da cui la Chiesa esce largamente trasformata. Malgrado errori, paure, tradimenti, divisioni e scandali, è oggi portatrice di una fede «incarnata ora nella vita, e quindi ridiventata significante "fuori"».