Rifare i preti per stare al passo con le trasformazioni della Chiesa

Contiene volutamente un pizzico di provocazione il titolo Rifare i preti. Come ripensare i Seminari, che Enrico Brancozzi ha dato al suo saggio, pubblicato da EDB - Edizioni Dehoniane Bologna.
I seminari sono istituzioni ecclesiastiche nelle quali, da ben cinque secoli, coloro che vogliono diventare preti ricevono la formazione culturale e spirituale necessaria a svolgere il ministero presbiterale. Furono istituiti all’epoca del Concilio di Trento, nel XVI secolo, e la formazione che ancora oggi vi ricevono gli aspiranti preti equivale a quella che si riceveva allora. Per questo in molti ne registrano l’inadeguatezza già rispetto all’oggi: è allora inevitabile domandarsi come sarà la Chiesa in Italia tra venti o trent’anni e che tipo di formazione dovrà ricevere il clero.
Da questa riflessione prende spunto Rifare i preti, il saggio di Enrico Brancozzi, che analizza la questione con un approccio innovativo, avvalendosi di strumenti scientifici, dati statistici e valutazioni sociologiche, oltre a un’ampia bibliografia. L’obiettivo del libro è dare un’adeguata lettura del presente e ipotizzare orientamenti utili per rinnovare l’istituzione seminario e la formazione dei preti futuri.

Un seminario per molti, ma non per tutti

In una Chiesa in piena trasformazione, formare i sacerdoti  in modo più adeguato rispetto ai tempi attuali è dunque un imperativo categorico per Enrico Brancozzi, rettore del Seminario di Fermo, nonché docente di cristologia, antropologia ed ecclesiologia all’Istituto Teologico Marchigiano. Tuttavia, in Rifare i preti egli tiene a sottolineare che il seminario è una struttura formativa ancora adeguata, almeno in parte, per coloro che hanno determinate caratteristiche di relazionalità, volontà, maturità e resilienza. Ma risulta invece obsoleto e non più adatto in molti altri casi, perché consente atteggiamenti mimetici e di facciata, verso i quali nessun formatore ha strumenti di contrasto adeguati. Il problema di fondo – come si evince dall’analisi sviluppata nel libro di Enrico Brancozzi – è che ancora oggi la vocazione presbiterale cattolica è affidata all’auto-candidatura: cioè è il singolo che chiede di essere accolto per formarsi come prete. Di conseguenza, il più delle volte, il seminario viene percepito non come un’occasione formativa, ma – paradossalmente – come un percorso di selezione a cui è necessario sottoporsi per accedere a un itinerario vocazionale costruito a tavolino.

Rifare i preti attraverso un nuovo modello di formazione

E se invece fosse l’intera comunità cristiana dei fedeli a proporre alla Chiesa una determinata persona perché diventi prete?  In Rifare i preti. Come ripensare i Seminari Enrico Brancozzi auspica proprio questo: perché significherebbe che un gruppo di persone omogeneo è concorde su alcuni criteri di valutazione e ha già effettuato un primo discernimento. Per puntare a un simile obiettivo è necessario un concreto e profondo ripensamento del seminario, magari anche attribuendo a questa istituzione un altro nome, così come suggerisce mons. Erio Castellucci nel saggio introduttivo al volume di Enrico Brancozzi edito da EDB - Edizioni Dehoniane Bologna. Ciò aiuterebbe i preti di domani a dedicarsi con maggiore entusiasmo alla Parola di Dio, alla crescita delle persone e delle comunità loro affidate, all’aggiornamento, alla preghiera. E sarebbe il modo migliore per ridurre i timori verso il futuro in coloro che si orientano a diventare preti, fornendo nuova linfa a una Chiesa che vede diminuire i suoi ministri giorno dopo giorno.