“Scelsi di essere per gli altri che ero una bambina...”

“...e così confido di continuare a essere fino alla fine della mia vita”.

Sono alcune delle parole che Annalena Tonelli, missionaria italiana cattolica, usa per presentarsi in Vaticano il 30 novembre 2001. Meno di due anni dopo, il 5 ottobre 2003, sarebbe stata uccisa a Borama, in Somaliland, da due uomini armati, proprio nella struttura sanitaria che aveva fondato.

Annalena Tonelli viveva a servizio dei poveri, dei sofferenti, degli abbandonati, senza appartenere a nessun ordine religioso, a nessuna organizzazione, senza uno stipendio. Era una scelta che aveva fatto in gioventù, prima nei 6 anni che aveva dedicato ai bassifondi della sua città natale, Forlì e poi, dal 1969, in Kenya, Somalia e infine Somaliland. Annalena Tonelli aveva 26 anni quando partì per l’Africa.

I primi anni di missione in Kenya

Annalena Tonelli ha scelto di vivere nel nascondimento: in quello che può essere considerato il suo testamento scrive, semplicemente:

“Non parlate di me!”.

Ma, anche a 18 anni dal suo assassinio, la sua parola e le sue opere sono vive, e le Edizioni Dehoniane Bologna contribuiscono a ricordarle con 3 volumi che raccolgono le lettere di Annalena Tonelli.

Lettere dal Kenya. 1969-1985 è dedicato alle lettere che Annalena Tonelli scrive a familiari e amici dal nord-est del Paese, dove ha fondato, con alcune compagne, una piccola comunità di laiche missionarie che si occupa dei nomadi del deserto. Annalena, dopo aver aperto un orfanotrofio, inizia anche a curare i malati di tubercolosi, mettendo a punto - pur non avendo formazione medica - una profilassi ancora utilizzata dall’OMS.

Annalena Tonelli subisce diversi attentati: nel 1985 denuncia i massacri commessi a Wagalla e per questo viene allontanata dal Paese come “indesiderata”.

In Somalia, la guerra civile

Nel 1986 Annalena Tonelli segue un corso di specializzazione sulla lebbra e in seguito consegue un diploma in medicina tropicale. Nel 1987 si trasferisce in Somalia: è questo periodo che copre il secondo volume delle EDB, Lettere dalla Somalia. 1985-1995.

Per Annalena Tonelli inizia un periodo ancora più difficile: la missionaria prova una lacerante nostalgia per i “figli” lasciati a Wajir, in Kenya (ricorderà sempre quegli anni come il suo “paradiso perduto”). Anche in Somalia assiste di malati di tubercolosi, prima nel nord del paese e poi a Mogadiscio. Ma soffre di solitudine, e il paese è devastato dalla guerra civile. Per le strade della capitale è in contatto con ONG straniere e con l’Ambasciata italiana, ma anche con “avventurieri” che la lasceranno stupita per la loro generosità e la porteranno a scrivere:

“Chi corre con me quest’avventura d’amore non sono i seguaci del Vangelo”.

Gli ultimi anni in Somaliland

Salvata in extremis da un’esecuzione, Annalena Tonelli è obbligata a lasciare la Somalia. Nel 1996 rientra a Borama, nel nord della Somalia (che dal 1991 si è costituito in Stato indipendente col nome di Somaliland): è da qui che invia le Lettere dal Somaliland. 1996-2003, che EDB raccoglie nel terzo, e ultimo, volume a lei dedicato.

Quando Annalena Tonelli arriva a Borama, l’ospedale per i tubercolotici conta 30 posti letto: sette anni dopo, alla sua morte, sono diventati 350. Il suo impegno non si ferma qui: si occupa anche di prevenzione e controllo dell’HIV, apre una scuola per bambini non udenti e portatori di handicap, e molto altro. La sua lotta contro la mutilazione genitale femminile le attira l’ostilità di alcuni gruppi islamici.

Al principio, il Somaliland le sembra più ospitale dei territori della Somalia che aveva conosciuto fino ad allora, ma ben presto Annalena Tonelli si rende conto che è ancora più ostile e violento. Non per questo muta il suo stile:

“Amare tutto e tutti, senza compromessi, senza mezze misure”.

Nel giugno del 2003 Annalena Tonelli riceve, a Ginevra, il premio Nansen per l’assistenza ai profughi. Ma sa di essere in grave pericolo. Nella sua ultima lettera, datata 3 ottobre 2003, si legge:

“Io sono sotto prove tremende ogni giorno. Sono perseguitata, calunniata, attaccata”.

Il 5 ottobre, verso le 19, mentre rientra a casa dall’ospedale viene uccisa da due sicari che le sparano alla nuca.